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Condera, ritorna la festa di S. Elia Profeta ed è subito grande partecipazione per tutti gli eventi civili e religiosi

Una settimana all’insegna della fede e non solo, un successo per il ritorno della festa in onore di S. Elia Profeta al rione di Condera. Tante le iniziative a carattere religioso e civile che hanno visto una grande partecipazione per una festa intrisa di memoria e della storia di un quartiere che nel tempo non ha perso né allentato il suo legame con questa tradizione.  Ci sono occasioni che fanno sentire una comunità davvero come tale, e la festa a Condera è un evento atteso da tutti che ritorna dopo tanti anni, grazie soprattutto alla determinazione di don Paolo Ielo nuovo parroco da circa un anno.  Si è così riproposta la festa, mettendo al centro la figura di S. Elia Profeta, una festa delle famiglie, dei bambini ma anche dei ragazzi più grandi, dove si è riscoperto il valore dello stare insieme. Di tutto questo ne abbiamo parlato con il parroco Don Paolo Ielo

Una festa parrocchiale particolarmente attesa e sentita che torna dopo tanti anni. Cosa l’ha spinta a riprovarci?

La richiesta è partita proprio dalla gente. Appena diventato parroco di Condera è stata una delle prime cose che mi è stata chiesta. Di rimettere questa festa che per tanti anni non era stata più celebrata e quindi la gente sentiva la necessità, il bisogno di riscoprire non solo la figura di Elia il patrono della parrocchia ma anche prendendo spunto dalla sua vita, cercare di calare nella fede quotidiana quelle che sono state le scelte, le caratteristiche che hanno portato Elia a trovare Dio in tutte quelle realtà che certamente il signore gli dava di vivere. Tutto questo mi ha spinto a riscoprire la figura di Elia quale centro promotore di una fede legata anche alla tradizione popolare, una tradizione bella, da riscoprire. Ecco il motivo perché ho voluto riscoprire la festa soprattutto e in modo particolare nella festa religiosa che in questa settimana ci ha visto riflettere sul dono della comunione guardando la figura del Santo. Una festa che è stata vissuta veramente in maniera molto intensa e partecipata dalla comunità.

Che cosa rappresenta per lei  il quartiere di Condera?

Per me non è un quartiere ma è la mia comunità, fatta di gente, di volti, di storie, fatta di esperienze di vita. La gente della mia comunità lo ribadisco, lo grido, è gente buona, generosa, che da subito ha aperto il suo cuore per accogliermi lasciandomi entrare piano piano nelle loro vite, nelle loro storie. Questa è la gente di Condera, gente bella dentro e accogliente. La parrocchia è molto bella, splendida come struttura, come chiesa, molto artistica ma viva! Non fatta di colonne, di architravi e capitelli ma fatta di persone, di gente che vuole fare sul serio e che sono certo ha il coraggio di perdere la faccia per Gesù Cristo

Una ventata nuova per Condera: giovani e famiglie. È su questo che sta puntando?

Sicuramente sì, questa è la mia scelta pastorale! Tanti giovani e tante famiglie e sono certo, sono convinto che bisogna mettere la famiglia al centro dell’azione pastorale. Questo è quello che ho fatto in questi mesi a Condera, mettendo la famiglia al centro, quale realtà viva per trarre giusti spunti, per poter impostare una pastorale che quantifica la famiglia non come un problema, ma come una risorsa, perché è da questo che tutti dobbiamo ripartire. Riguardo ai giovani devo dire che è una realtà dinamica ed energica. Faccio l’esempio dei portatori della vara di S. Elia, erano quasi tutti ragazzi di età compresa dai diciotto ai trenta anni. Questo per sottolineare che qui c’è una bella realtà giovanile, molto viva, molto fervida ed anche su questo che dobbiamo puntare.

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