2 aprile1985, Strage di Pizzolungo

Un'autobomba uccide Barbara Rizzo e i suoi due gemelli

La mattina del 2 aprile del 1985, a Pizzolungo, nel trapanese, Cosa Nostra nel tentativo di far saltare in aria con un attentato dinamitardo il magistrato Carlo Palermo uccise Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta; il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare la strage attraverso l’elaborato della studentessa Barbara Mancuso della classe III sez. C del Liceo Scientifico Filolao di Crotone.
““Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Questo è quello che accadde a Barbara Izzo e ai suoi figli, Giuseppe e Salvatore Asta, due gemelli di soli 6 anni, che morirono nella strage di Pizzolungo, un attentato organizzato da Cosa Nostra per la morte del sostituto procuratore Carlo Palermo. Quest’ultimo era atteso da un’autobomba; per sua fortuna però rimase solo ferito, ma l’attentato provocò la morte di tre innocenti. Di Barbara e dei suoi figli, dei loro corpi dilaniati, non rimase nulla se non una macchia impressa sul muro di una villetta a testimoniare la crudeltà e l’indifferenza della mafia. Oggi, trentanove anni dopo l’accaduto, probabilmente qualcosa è cambiato. La mafia è cambiata, il suo modo di fare è cambiato, non agisce più alla luce del sole, giacché notevolmente indebolita dalle azioni dello Stato, ma è subdola e capace di dissimulare il suo operato. Ragion per cui viene percepita ai nostri occhi come un qualcosa di lontano nonostante continui a mietere vittime innocenti. È qui che nasce la necessità di mantenere vivo il ricordo affinché storie come queste non si ripetano.”
Dai reportage dell’epoca colpisce ritrovare la toccante testimonianza di un bambino della scuola dell’infanzia di Trapani, che, durante i funerali gremiti di folla ma con poche autorità dell’epoca, lesse al microfono la seguente frase: “Gesù, rendi buoni i cuori dei malviventi del barbaro attentato di ieri mattina…”
I due fratellini assassinati divennero protagonisti di una canzone dei Modena City Ramblers, “Beppe e Tore”, in cui si parla della loro voglia di vivere e dei loro sogni spezzati: “Erano pieni di sogni e avventure, / Draghi e soldati con le armature, / Pirati, balene ed orchi fumanti, / Beppe e Tore con la vita davanti. / La solita strada, profumo di mare, / Vivi guardavano l’auto passare, Poi all’improvviso un lampo accecante, tuono malvagio, un boato assordante. / Di colpo la notte su quella strada, solo una macchia rossa sul muro, con l’astronave ora Beppe volava. / Tore con la palla sul prato giocava…”
Il CNDDU invita nuovamente gli studenti e i docenti ad aderire al progetto #inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità. Gli elaborati possono essere segnalati al CNDDU che li renderà visibili sui propri canali social (email: coordinamentodirittiumani@gmail.com)
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Exit mobile version