Reggio Calabria

Reggio Calabria: caporalato e decreto rilancio, presentate in tutta la provincia 2373 pratiche sanatoriali

caporalato

Gli interventi di contrasto allo sfruttamento lavorativo, le opportunità offerte dal Decreto Rilancio e la tutela delle vittime sono stati al centro di un tavolo tecnico svoltosi nei giorni scorsi, a cui hanno contribuito soggetti pubblici e privati che da anni operano in quest’ambito.

L’attività di raccordo e di analisi sui progetti esistenti e le azioni successive in favore dei lavoratori migranti si è realizzata all’interno del progetto di rete di IN.C.I.P.I.T., finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari Opportunità, e co-finanziato dalla stessa Regione Calabria.

Il dibattito è stato condotto dall’Avv. Lucia Lipari per il Progetto IN.C.I.P.I.T. ed ha visto i saluti istituzionali della Dirigente Edith Macrì, per la Regione Calabria, e la partecipazione del Dott. Andrea Tripodi, Sindaco di San Ferdinando, dell’Avv. Giuseppe Idà, Sindaco di Rosarno e dall’Avv. Roy Biasi, neo eletto Sindaco di Taurianova.

I Sindaci dell’area da tempo fanno fronte alla bomba sociale rappresentata dagli insediamenti informali della tendopoli di San Ferdinando, del campo container di Testa dell’Acqua a Rosarno e di Fondo Russo a Taurianova.

I diversi relatori si sono ritrovati sulla necessità di riportare la legalità in un settore schiacciato dai prezzi imposti dalla grande distribuzione, in cui i braccianti sono l’ultimo anello di una catena di sfruttamento e che, più in generale, evidenzia un problema annoso: rispondere in modo integrato e sistematico ai bisogni dei migranti che lavorano sulla Piana di Gioia Tauro.

Le condizioni di vulnerabilità dei migranti, la precarietà lavorativa ed alloggiativa, la situazione sanitaria sono state ulteriormente aggravate dall’emergenza legata al covid-19, rendendo ancora più allarmante il quadro complessivo. Infatti la positività di alcuni migranti ha reso inevitabile l’allestimento di zone rosse e di misure di contenimento.

Centrale l’intervento del Dott. Massimo Mariani – Prefetto di Reggio Calabria sul punto:

Negli ultimi 4 anni e mezzo si possono riscontrare oltre sei milioni di sanzioni, sono state ispezionate 1092 aziende, sono state fatte 4075 perquisizioni personali e sono state elevate sanzioni per oltre 833 mila euro ed ovviamente si continuerà.

Si registra inoltre la continuità di un problema, quello delle migrazioni di persone che vengono da teatri di guerra e che in molti casi entrano a far parte di reti e business criminali. L’impianto dell’art. 40 del D.lgs. 286/98 sui centri di accoglienza fissa il tema sul piano della concertazione tra Regioni, Comuni ed associazioni. Urge trovare soluzioni condivise per andare oltre i ghetti.

Al di là della questione umana, bisogna considerare il rispetto della legalità, del controllo, della sicurezza.

Nel corso dei lavori la Dott.ssa Concetta Gangemi, Dirigente Immigrazione presso la Questura di Reggio Calabria, ha aggiunto che:

La sanatoria correlata al Decreto Rilancio e all’emersione del lavoro nero ha consentito la regolarità del soggiorno del migrante e del rapporto lavorativo. Nella provincia di Reggio Calabria si sono presentate 2373 pratiche sanatoriali, di cui 929 sono istanze di migranti di origine georgiana e operanti nel settore domestico. I rischi di reato sono molteplici, così come i risvolti sul piano penale.

Secondo gli avvocati Maria Rosa Impalà e Pasquale Costantino per IN.C.I.P.I.T.:

E’ fondamentale un approccio che venga “dal basso”, che accompagni le vittime di sfruttamento lavorativo nelle varie fasi dell’emersione, che vanno dall’acquisizione di un permesso di soggiorno, alla possibilità di un lavoro regolare, alla stipula di un contratto di locazione.

Questi passaggi consentono l’acquisizione di diritti e l’uscita dai circuiti dello sfruttamento e dell’emarginazione sociale. Il tutto fino ad oggi è stato possibile solamente grazie ad un lavoro di rete con le istituzioni e con gli altri attori presenti sul territorio: Cgil e Flai-Cgil, Caritas, Emergency, MEDU, USB.

La tematica è particolarmente delicata e la progettualità regionale, sorretta da partners pubblici e privati, intende continuare a dare risposte alle esigenze di prevenzione, emersione e contrasto al fenomeno della tratta degli esseri umani nel modo più trasversale possibile.

Si è di fronte ad un fenomeno che coinvolge persone di diversa nazionalità, sfruttate ed assoggettate a condizioni di subalternità e schiavitù, che comunque devono rientrare in un sistema di riconoscimento dei diritti e di prestazione dei doveri correlati.

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