Reggio Calabria

Addio a Michele Albanese, cronista sotto scorta per la verità

È con profondo cordoglio che l’editore Graziano Tomarchio con tutta la redazione accoglie la notizia della scomparsa di Michele Albanese. La sua dipartita non rappresenta solo la perdita di un collega stimato, ma segna un vuoto incolmabile per l’intero panorama dell’informazione libera, specialmente in una terra complessa come la Calabria.

Di seguito, una nota di redazione per onorare la sua memoria e il suo impegno.

È morto Michele Albanese, storico cronista calabrese, per anni sotto scorta a causa delle minacce della ’ndrangheta. Aveva 66 anni. Era ricoverato da mesi e si è spento all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, dopo un lungo periodo segnato da gravi problemi di salute.
Originario di Cinquefrondi, Albanese è stato una delle voci più ferme e riconoscibili del giornalismo calabrese. Per oltre un decennio ha vissuto sotto protezione per le sue inchieste sulla criminalità organizzata nella Piana di Gioia Tauro. Non ha mai smesso di raccontare nomi, affari, intrecci, pressioni. Senza enfasi, senza eroismi ostentati. Solo cronaca. Solo fatti.
Ha collaborato con il Quotidiano del Sud e con l’ANSA, distinguendosi per rigore e costanza. Era anche impegnato sul fronte sindacale, in difesa dei colleghi minacciati e della libertà di informazione. Per lui il giornalismo non era un mestiere da palcoscenico, ma un presidio civile.
Le minacce della ‘Ndrangheta non lo hanno piegato. Lo hanno costretto a cambiare vita, a convivere con la scorta, a rinunciare a una quotidianità semplice. Ma non gli hanno tolto la determinazione.
Con la sua scomparsa, la Calabria perde un cronista che ha scelto di restare. Di raccontare da dentro, senza fuggire. Un giornalista che ha pagato un prezzo alto per fare il proprio lavoro.
Alla famiglia, ai colleghi, agli amici, resta l’eredità più difficile e più preziosa: continuare a scrivere, anche quando farlo costa.

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