Italia

Addio a Pino Colizzi, maestro del doppiaggio italiano

Roma gli diede i natali, Paola (Cs) lo vide crescere: l’addio a una delle colonne della grande scuola italiana della voce

di Nicoletta Toselli

ROMA – È morto all’età di 88 anni Pino Colizzi, tra i più autorevoli e riconoscibili doppiatori italiani. Nato a Roma il 12 novembre 1937, ha attraversato oltre mezzo secolo di teatro, cinema e doppiaggio, lasciando un’impronta profonda nell’immaginario collettivo di più generazioni.
La sua voce è stata quella italiana di Robert De Niro ne Il Padrino – Parte II, di Martin Sheen in Apocalypse Now, ma anche di Jack Nicholson, Michael Douglas e di molti altri protagonisti del grande cinema internazionale. Un timbro caldo, autorevole, capace di restituire tensione, ironia e profondità psicologica senza mai sovrastare l’interprete originale: cifra distintiva della grande tradizione italiana del doppiaggio.
Attore e regista teatrale prima ancora che doppiatore, Colizzi ha lavorato anche sul grande schermo, tra gli altri con Franco Zeffirelli, mantenendo sempre uno stile elegante e misurato, lontano dall’esibizione ma centrale nella costruzione dell’identità sonora di molti film entrati nella storia.
Accanto alle radici romane, c’è un legame profondo con la Calabria. Colizzi, infatti, trascorse l’infanzia e parte della giovinezza a Paola, città che contribuì alla sua formazione umana prima ancora che artistica. Non un dettaglio secondario, ma un tassello che oggi rafforza il sentimento di vicinanza di una comunità che lo considera, a pieno titolo, uno dei suoi figli adottivi più illustri.
Con la sua scomparsa se ne va una voce che ha accompagnato intere generazioni nelle sale cinematografiche e davanti alla televisione. Resta però un patrimonio culturale fatto di interpretazioni, sfumature, silenzi e parole che continueranno a vivere ogni volta che uno di quei film tornerà sullo schermo.
E in quel suono inconfondibile, tra Roma e Paola, continuerà a risuonare la memoria di Pino Colizzi.

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