Cosenza

Calabria, la malattia dietro quell’abbraccio: dal DNA antico una risposta a un mistero di 12 mila anni fa

di Nicoletta Toselli
Per decenni è stata una delle immagini più potenti e misteriose della preistoria calabrese: due corpi femminili sepolti insieme, stretti in un abbraccio, nella Grotta del Romito, nel territorio di Papasidero, nel Parco nazionale del Pollino.
Un gesto che ha attraversato dodicimila anni di storia senza una spiegazione definitiva, alimentando interrogativi scientifici e suggestioni simboliche.
Oggi, grazie alle moderne tecniche di analisi del DNA antico, quel mistero trova finalmente una risposta. Uno studio pubblicato il 29 gennaio 2026 sul The New England Journal of Medicine ha identificato in una delle due individue una rara patologia genetica: la displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una forma di nanismo ereditario causata da una mutazione del gene NPR2.
Si tratta della più antica diagnosi genetica mai effettuata su resti umani anatomicamente moderni.
La sepoltura, scoperta nel 1963 e datata al Paleolitico superiore finale, aveva già mostrato anomalie scheletriche che avevano spinto gli studiosi a ipotizzare una condizione patologica.
Tuttavia, solo l’analisi paleogenomica ha consentito di confermare la diagnosi e di chiarire anche il rapporto tra le due donne: erano parenti di primo grado, con ogni probabilità madre e figlia. La giovane, portatrice della mutazione in forma omozigote, manifestava la malattia; l’adulta risultava invece portatrice sana.
Il lavoro, condotto da un’équipe internazionale con il coinvolgimento di università e centri di ricerca europei, è stato rilanciato da diverse testate scientifiche e divulgative, tra cui Rai News, Phys.org e Archaeology Magazine.
Gli studiosi sottolineano come il caso della Grotta del Romito rappresenti non solo una svolta per la storia della medicina, ma anche una testimonianza preziosa sulla dimensione sociale delle comunità preistoriche.
La presenza di una persona affetta da una disabilità genetica, vissuta fino all’adolescenza e sepolta con cura accanto a una figura adulta, indica infatti forme di assistenza e integrazione all’interno del gruppo.
Un dato che restituisce alla Calabria preistorica un ruolo centrale nella comprensione dei comportamenti umani più antichi, mostrando come la cura e la solidarietà fossero già elementi strutturali delle società di cacciatori-raccoglitori.
Lo studio è consultabile attraverso l’abstract ufficiale del New England Journal of Medicine (DOI: 10.1056/NEJMc2513616) e tramite i repository accademici delle università coinvolte.
Un risultato che rafforza il valore scientifico e culturale del patrimonio archeologico calabrese e riporta al centro del dibattito internazionale uno dei suoi luoghi simbolo.
Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio