Carmine Abate, una voce della Calabria che parla al mondo

di Nicoletta Toselli
Il Premio Navicella d’Oro per la Letteratura 2026 assegnato a Carmine Abate rappresenta anche un riconoscimento alla Calabria migliore, quella capace di trasformare le proprie radici in un patrimonio culturale universale.
Nato nel borgo arbëresh di Carfizzi, Abate ha costruito nel corso degli anni una narrativa che affonda le sue radici nella storia, nelle tradizioni e nelle migrazioni del Mezzogiorno, raccontando una Calabria lontana dagli stereotipi e ricca di umanità, memoria e speranza. Nei suoi romanzi il Sud non è mai un confine, ma un punto di partenza da cui osservare il mondo.
La motivazione del Premio Navicella d’Oro richiama proprio questo percorso: una scrittura che unisce identità e apertura, appartenenza e incontro, restituendo il valore di una cultura che cresce attraverso il dialogo tra popoli e territori.
Per la Calabria si tratta di un motivo di orgoglio particolare. Attraverso le sue opere, Carmine Abate ha saputo raccontare le comunità arbëreshe, il fenomeno dell’emigrazione, il legame con la terra d’origine e la capacità dei calabresi di portare con sé la propria identità senza rinunciare al confronto con altre culture.
Un messaggio quanto mai attuale in un tempo in cui i temi dell’inclusione, della memoria e dell’appartenenza sono al centro del dibattito culturale.
La consegna del riconoscimento avverrà il 14 giugno a Villa Celimontana, ma idealmente il premio appartiene anche alla Calabria che Abate continua a raccontare con passione e autenticità, trasformando una storia locale in una narrazione capace di parlare a lettori di ogni parte del mondo.


