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Castrolibero, il bilancio che non regge più: debiti milionari, conti opachi e un futuro appeso a un filo

Tra sentenze, residui “fantasma” e parametri di deficit, emergono i numeri di una crisi che non nasce oggi ma che rischia di esplodere domani.

Un bilancio che sulla carta appare solido, ma che nella realtà mostra crepe profonde.

È questo il quadro che emerge dall’analisi dei documenti contabili del Comune di Castrolibero, con un disavanzo attuale stimato in circa € 2,3 milioni di euro rischia di aggravarsi ulteriormente sotto il peso di contenziosi legali, sentenze esecutive e residui attivi di difficile, se non impossibile, riscossione.

Non si tratta di una crisi improvvisa né di una contingenza passeggera. Le radici del problema affondano nel passato: già nel 2015 il Comune registrava un disavanzo di oltre 5 milioni di euro, rimodulato, mascherato da equilibri formali che oggi mostrano tutta la loro fragilità.

L’avvio della nuova consiliatura, nel maggio 2023, avrebbe dovuto rappresentare un momento di trasparenza e discontinuità. Invece, si è aperto con una condanna della Corte dei Conti (delibera n. 62/2023) nei confronti del sindaco (Giovanni Greco) per la mancata trasmissione della Relazione di fine mandato.

Un documento non meramente burocratico, ma essenziale per consentire ai cittadini di valutare consapevolmente lo stato dell’Ente prima del voto.

La sua assenza, giustificata come una semplice “dimenticanza”, ha di fatto privato la comunità di uno strumento fondamentale di controllo democratico.

Uno degli elementi più critici riguarda la discordanza tra i dati ufficiali contenuti nei documenti di fine e inizio mandato:

  • Relazione di fine mandato: 2 parametri di deficitarietà su 8 (ente formalmente sano)
  • Relazione di inizio mandato: 4 parametri di deficitarietà su 8

Secondo l’art. 242 del TUEL, il raggiungimento di 4 parametri su 8 identifica un ente strutturalmente deficitario. Dall’analisi del Rendiconto 2024, emerge che l’ente riappiana la deficitarietà.

Altresì, l’Organo di Revisione raccomanda all’Ente un rigoroso monitoraggio della gestione della Liquidità e le anticipazioni di tesoreria; di intensificare il recupero delle

entrate proprie e procedere a una revisione straordinaria dei residui attivi (crediti vecchi), fondamentale per migliorare il flusso di cassa e la solidità del bilancio.

Tra i capitoli più onerosi spicca il caso legato alla morte di Robertino Mazzucca, avvenuta nel 2008, per la quale il Comune è stato ritenuto responsabile in qualità di custode di un guado realizzato nel 2002.

  • Risarcimento riconosciuto: oltre 1 milione di euro
  • Importo complessivo attuale, comprensivo di interessi e spese legali: oltre 2 milioni di euro
  • Settembre 2025: notificati atti di precetto per più di due milioni di euro

La recente sentenza n. 57/2024 ha inoltre escluso ogni responsabilità della Regione Calabria, lasciando l’intero onere finanziario sulle spalle del Comune.

Non meno preoccupante è il contenzioso con SO.RI.CAL., che ha portato a un decreto ingiuntivo di circa € 800.000 euro per forniture idriche all’ingrosso, dichiarato provvisoriamente esecutivo nel giugno 2025 e seguito da atto di precetto nel novembre dello stesso anno.

A ciò si aggiungono:

  • Valle Crati Spa: accordo transattivo di circa 000 euro
  • Consorzio Valle Crati: debito confermato di quasi 150.000 euro per servizi risalenti agli anni 1998-2000

Il Rendiconto 2024 evidenzia, fondo rischi contenzioso per euro 824.873,78, residui attivi (sono crediti che l’ente pensa di incassare) per oltre 27 milioni di euro, a fronte di residui passivi (sono debiti da pagare) pari a circa 12 milioni. Ma è un equilibrio solo apparente.

Nel solo 2024 sono stati cancellati 3,4 milioni di crediti inesigibili, mentre restano in bilancio voci come il credito verso l’Unione dei Comuni Pandosia, risalente al 2007, circa 800.000 euro, che appare sempre più come un credito “fantasma”.

Il risultato è un Comune formalmente solvente, ma strutturalmente povero di liquidità reale, con crescenti difficoltà nel garantire servizi, investimenti e manutenzioni.

Il quadro che emerge è quello di un’eredità pesante, costruita in decenni di gestione opaca, contenziosi irrisolti e scelte rinviate. Una zavorra che oggi soffoca ogni prospettiva di sviluppo e avvicina pericolosamente l’Ente allo spettro del dissesto finanziario.

Il vero nodo, ormai, non è più solo “ripianare”, ma decidere se continuare a tamponare l’emergenza o avviare finalmente una ricostruzione strutturale, trasparente e responsabile.

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