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Damiano Guagliardi ha presentato il suo thriller

Ha scelto la veste del romanzo e il genere del thriller per raccontare le liturgie della politica, da navigato conoscitore delle stanze del “palazzo più importante della regione”, mettendo a nudo comportamenti e ritualità che si sono sedimentati nel tempo grazie a prassi consolidate. Dal libro di fantasia “Un pacco nel palazzo dei poteri”, presentato oggi dall’autore, il consigliere Damiano Guagliardi (ha scelto di non candidarsi), vien fuori uno spaccato della politica, “i suoi vizi e le sue virtù, tra disillusioni e sogni, con la speranza sempre pulsante, di edificare una Calabria migliore”.

Tanti e tutti interessanti gli spunti di riflessione emersi alla Tavola rotonda coordinata dal Capo Ufficio Stampa del Consiglio regionale, Romano Pitaro, cui hanno preso parte i giornalisti Giuseppe Baldessarro (“Il Quotidiano del Sud” e “La Repubblica”) e Riccardo Tripepi (“Il Garantista”) nonché l’editore della pubblicazione, Walter Pellegrini.

Al centro del racconto un “pacco”, una trama, un complotto concepito da un manipolo di consiglieri a vantaggio di interessi di parte, confuso fra le maglie del Bilancio regionale. Ma il pacco viene sabotato da un contro pacco, preparato sotto l’abile regia del consigliere più anziano (ben 37 anni di legislatura alle spalle) che incarna “la buona politica”. Quella che tutti si augurano.

“Il titolo è ad effetto – spiega l’autore – serve alla trama. Perché è vero che esistono i costruttori di pacchi, ma è altrettanto vero che nel Palazzo vi sono persone con competenza e professionalità che spesso non vengono adeguatamente percepite all’esterno”.

Guagliardi che il suo primo giorno da consigliere – tre legislature fa – lo ha trascorso nell’Aula Levato, oggi vi ritorna per salutare questa esperienza politica, “non senza una certa emozione. Penso di lasciare un po’ del mio pensiero perche ho vissuto intensamente qui gli anni della mia storia”.

“Il libro – prosegue  Guagliardi – mette alla berlina la politica; rappresenta forse un tentativo ironico di prendermi in giro e di prendere in giro, beffeggiando certi comportamenti. Senza dubbio, ho cercato descrivere la separatezza della politica dalla società.

Quello che si vive qui dentro è staccato da quello che si vive fuori, così come i cittadini hanno spesso una visione distorta del Palazzo. Bisognerebbe privilegiare la politica dell’ascolto, specie se il tuo interlocutore ha una idea migliore della tua”.

La parola è poi andata a due giornalisti che conoscono a fondo le vicende del Palazzo, occupandosi ormai da anni di politica regionale. Caustico Giuseppe Baldessarro: “Venti anni di storia che si ripetono implicano una responsabilità che non è solo del consigliere, del sindaco, dell’amministratore ma che è di tutti. La politica è la rappresentanza della società che abbiamo. Difficile prendersela con i politici in quanto tali.

Siamo arrivati all’implosione perché la direzione era quella”. Baldessarro attacca “trucchi, escamotage, compromessi, accordi a tavolino, sedute infinite per sfiancare i pochi oppositori ed aggirare la stampa. Un teatro” – esclama.  “Politica non più come arte del possibile ma come arte del nascondere quello che in realtà c’è.

Una politica di facciata e una politica reale nella distrazione di massa. Questo libro per noi giornalisti – conclude – è anche una occasione per riflettere se abbiamo fatto bene il nostro mestiere”.

“Un libro bello da leggere. A tratti ironico, contiene passaggi ora drammatici, che descrivono il buio cui nessuno non può sottrarsi, ora motivi di speranza, la possibilità di una politica buona dentro al palazzo” – commenta Riccardo Tripepi. “Mi piace pensare – rilancia – che vi sia il segno di una politica buona che resiste e che riesce a fare servizio. Come la politica, anche la stampa è lo specchio della società;  non c’è componente che possa tirarsi fuori.

Ogni consigliere ha un peso e un prezzo, in termini di incarichi, di gestione e di potere mentre la gente è spesso schiava del bisogno. La politica è brava ad alimentare questo meccanismo, a tenere sotto scopa: promette e non mantiene e la stampa dal canto suo, è talvolta doppia, tripla, quadrupla.

E’ difficile avere organi di stampa all’altezza dei compiti, complici l’editoria e il lavoro precario. Spesso le scelte editoriali, infatti, non brillano per essere svincolate dai poteri e dalle logiche di mercato, anche se non mancano giornalisti capaci di raccontare quello che accade senza fronzoli e vizi ideologici. E nono solo nei palazzi della politica  ma anche nelle piazze, nelle aule di giustizia”.

Per l’editore, soddisfatto “dell’iniziativa magistralmente organizzata”, ‘Un pacco nel palazzo dei poteri’ è  “un libro-verità. Richiama al dovere noi elettori, alla possibilità di scegliere trasformando il palazzo di poteri in palazzo di governo”.

“Il destinatario del pacco è sempre la collettività, sempre quelli che sono portati a credere alla promessa elettorale, perché qui la logica del bisogno prevale sul raziocinio”- ha puntualizzato l’avvocato Aurelio Chizzoniti che ha partecipato alla presentazione del libro.

“Chi  – ha aggiunto – fa politica con serietà e con la forza delle idee, è destinato all’isolamento perche l’intelligenza non è domabile, a differenza della mediocrità che tranquillizza tutti. L’auspicio e’ che tra 80 anni sia possibile un futuro diverso”.

Ad avviso di Romano Pitaro “Guagliardi introduce la metafora del Palazzo di pasoliniana memoria, efficace per rappresentare il dolente punto d’arrivo della politica. Cos’altro sono le espressioni e i dialoghi del thriller in salsa calabra, se non manifestazioni di quel ceto politico contro cui Pasolini, utilizzando metafore ‘scandalose’ (dalle pagine del Corriere della Sera), si scagliò con estrema virulenza per denunciare la ‘mutazione antropologica’ della politica in atto già negli anni ’60 e ‘70 dopo la ‘fine delle lucciole’?

Altrimenti, se la politica non si rende conto che la società è cambiata e che le decisioni più importanti le sono sfuggite di mano, il rischio è non soltanto – per quel che riguarda la Calabria – lo svuotamento del regionalismo, ma anche che della politica, come descritta da Guagliardi, chi è fuori del ‘Palazzo’ voglia farne a meno”. A conclusione dell’incontro, l’Ufficio Stampa ha fatto omaggio a Damiano Guagliardi di una vignetta realizzata per l’occasione da Antonio Federico.

Articolo scritto da

Graziano Tomarchio

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