Arte e cultura

“Frogs & Drags”: i corpi folli della scena queer cosentina

Un palcoscenico quasi spoglio. Drappeggi color panna adagiati su impalcature di legno, luci soffuse, un pianoforte in un angolo.
Al Cine Teatro Universal l’atmosfera è sospesa, come prima di un rito. Poi entrano loro: le drag queen. E subito dopo, un coro di rane.
Lo spettacolo “Frogs & Drags”, scritto e diretto da Letizia Piazza e andato in scena lo scorso 13 febbraio, è stato organizzato dal collettivo queer trans-femminista Sabba. Il riferimento dichiarato è a Le rane di Aristofane, ma il lavoro non si limita a un riadattamento: la struttura classica viene attraversata, contaminata e riportata dentro un immaginario profondamente locale, dove il mito si intreccia con il lessico pop e il dialetto.
Al centro della scena c’è Dionisa, interpretata da Colombre. I suoi tempi comici sono affilati, calibrati, capaci di alternare ironia e provocazione. La satira colpisce senza mai perdere ritmo, mentre i riferimenti alla cultura cittadina e alla scena queer cosentina diventano elemento identitario dello spettacolo. Il pubblico riconosce, ride, si lascia coinvolgere.
A fare da contrappunto, un coro di rane: figure irriverenti, dinamiche, volutamente eccessive. Gracidano, commentano, osservano. Sono le ’mpaccere, quelle che tutto vedono e tutto sanno. Non semplici comparse, ma filo conduttore di una narrazione che procede tra leggerezza e tensione, in un’estetica dichiaratamente camp.
Accanto a Dionisa si muovono altri personaggi che incarnano il conflitto – mai davvero risolto – tra tradizione e innovazione. Eva Kernel / Erakleia porta in scena una presenza luminosa e al tempo stesso fragile. La scelta di cedere la corona a Mandragora / Moira non è resa come una sconfitta, ma come passaggio simbolico: un dialogo tra generazioni artistiche, tra memoria e trasformazione. In scena anche Creonte, interpretato da Saverio Onofrio, in un’interazione diretta e sensuale con Dionisa che accentua la tensione tra potere e desiderio.
Particolare attenzione meritano i costumi, curati da Silvia Panaro (cimiteroamatoriale), Stregavarana e Saverio Onofrio, capaci di costruire un immaginario coerente, teatrale ma radicato nel contesto locale. Le scenografie firmate Sabba, essenziali ma evocative, hanno lasciato spazio ai corpi, veri protagonisti dello spettacolo.
La domanda che attraversa l’opera resta sospesa: l’arte deve essere politica o può sottrarsi alla politica? “Frogs & Drags” non offre una risposta esplicita. La mette in scena. E nel farlo, dimostra come il teatro possa ancora essere spazio di confronto, di ironia, di comunità.
Uno spettacolo che meriterebbe di essere ampliato e riproposto, magari in una forma ancora più articolata. Intanto, per una sera, il palcoscenico cosentino si è riempito di corpi, voci e visioni difficili da dimenticare.
Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio