
Ridurre la crisi del Partito Democratico di Lamezia a una vicenda locale significa non voler vedere ciò che sta accadendo in tutta la Calabria.
Non sono solo le dinamiche lametine a denunciare un malessere profondo. Nei giorni scorsi si sono dimessi Aldo Rosa, componente della segreteria provinciale e segretario del circolo “Puccio” di Catanzaro Lido; Giovanni Vitale, membro dell’assemblea regionale e tesoriere dello stesso circolo; e Claudio Chiaravalloti, componente dell’assemblea provinciale e del direttivo.
A loro si è aggiunta la lettera alla segreteria nazionale firmata da Antonio De Franco e Stefania Biagini, componenti della Direzione provinciale del PD di Catanzaro, che parlano apertamente di un partito logorato da personalismi e distante dalla realtà.
A Lamezia, a mezzo stampa, sono intervenuti Antonio Sirianni, che ha denunciato una “deriva autoreferenziale”; Cesare Perri, che ha parlato di un partito in stato di confusione; Laura Gigliotti e Antonio Pandolfo, che hanno evidenziato anomalie nei percorsi congressuali e nelle scelte politiche.
Quando città diverse, dirigenti diversi e ruoli diversi arrivano alle stesse conclusioni, il problema non è più territoriale: è strutturale.
Non possiamo ignorare episodi che hanno segnato questa fase: la richiesta di espulsione dell’avv. Masi, consigliere comunale del PD definito “dissidente”, e l’ostruzionismo nei confronti di Doris Lo Moro, fino a metterne in discussione persino l’ingresso nel gruppo consiliare. Sono segnali che vanno oltre la normale dialettica politica.
Il nodo resta il sistema di selezione della classe dirigente e la concentrazione del potere sulle candidature. Una legge elettorale che consente ai vertici di decidere chi occupa le posizioni eleggibili soffoca la dialettica interna e rende i territori subalterni.
La Calabria ha bisogno di un Partito Democratico vero: libero da interessi legati alle prossime candidature nazionali, capace di occuparsi concretamente di sanità, lavoro, infrastrutture e delle crescenti fragilità sociali che colpiscono anche quella classe media che fino a ieri si riteneva al riparo.
Non bastano più dibattiti isolati, facilmente neutralizzati dal silenzio tattico dei dirigenti regionali e nazionali, incominciando da Irto. Occorre superare le appartenenze geografiche e riconoscere che la crisi è comune.
Per questo rivolgo un appello a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di parlare pubblicamente: incontriamoci, costruiamo una piattaforma condivisa e chiediamo un incontro unitario a Roma per discutere della situazione del PD in Calabria.
Serve una rifondazione vera.
Serve una battaglia per cambiare la legge elettorale e restituire ai cittadini il potere di scegliere, magari iniziando proprio dalla Calabria una raccolta firme per il ripristino delle preferenze.
O si restituisce democrazia e rappresentanza ai territori, oppure il distacco tra partito e società diventerà irreversibile.
Il tempo dei silenzi è finito.
È il tempo del coraggio. Se vi va per facilità scrivetemi inggrandinetti@gmail.com e organizziamo insieme.


