Cosenza

I Guardiani della Memoria all’Unical: il racconto del territorio come nuova frontiera professionale

di Nicoletta Toselli

Il 25 marzo l’Università della Calabria ha ospitato un confronto di insolito spessore tra il mondo della ricerca accademica e l’esperienza militante sul campo. Il seminario intitolato “I Guardiani della Memoria”, svoltosi nell’ambito del corso in Mercati esperienziali e consumi turistici coordinato dal professor Paolo Caputo, ha visto la partecipazione attiva dell’associazione culturale Mistery Hunters, rappresentata dal presidente Giuseppe Oliva e dal segretario Alfonso Morelli. L’incontro, come da nota stampa, nato su proposta dello scrittore e cultore della materia Franco Capalbo, ha trasformato l’aula universitaria in un laboratorio di analisi territoriale, dove la Calabria è stata osservata non come una cartolina statica, ma come un palinsesto vivo di storie, stratificazioni e potenzialità inespresse.

Fondata nel 2012, l’associazione Mistery Hunters ha costruito negli anni un metodo di indagine basato sull’ascolto e sulla presenza costante nei luoghi, lontano dai circuiti turistici più battuti. Questo impegno costante ha trovato una consacrazione nazionale nel 2024, quando il sodalizio è stato insignito a Roma del titolo di “Guardiani della Memoria della Calabria” da Ferrovie dello Stato e Associazione Civita. Tale onorificenza ha fatto da sfondo a una lezione che ha esortato gli studenti a considerare il territorio calabrese come un libro da leggere con estrema attenzione, imparando a decifrare i segni lasciati da borghi, castelli e paesaggi che troppo spesso vengono attraversati senza una reale comprensione.

Durante la sessione, il concetto di mistero è stato spogliato della sua veste puramente suggestiva per essere elevato a strumento di indagine storica e archeologica, una chiave d’accesso per esplorare la complessità di una regione che è da sempre crocevia di civiltà mediterranee. Tuttavia, la riflessione non si è limitata alla celebrazione del passato. I relatori hanno affrontato con realismo le criticità attuali, dal dramma dello spopolamento delle aree interne alla progressiva erosione della memoria orale, sottolineando come la valorizzazione dei beni materiali sia monca se non accompagnata dalla tutela del patrimonio umano, ovvero di quegli anziani, artigiani e narratori locali che custodiscono l’anima autentica delle comunità.

Un punto centrale del dibattito ha riguardato la responsabilità dei nuovi narratori digitali. In un’epoca dominata dai social media, il rischio di una narrazione superficiale, sospesa tra lo stereotipo negativo e l’idealizzazione romantica, è quanto mai concreto. Il seminario ha evidenziato la necessità di formare professionisti capaci di una sintesi più profonda, in grado di coniugare la cultura dell’accoglienza con competenze tecniche e una visione integrata dei processi territoriali. Il divario infrastrutturale e la carenza di servizi adeguati rimangono ostacoli significativi, ma la soluzione prospettata risiede nella costruzione di reti solide tra istituzioni, associazioni e nuove generazioni.

L’entusiasmo manifestato dagli studenti ha confermato quanto sia urgente saldare il percorso accademico con esperienze applicate. In questa direzione si muove la futura collaborazione tra l’Ateneo e i Mistery Hunters, che si concretizzerà in attività di consulenza e percorsi di tirocinio volti a guidare i giovani verso una conoscenza diretta e consapevole della propria terra. Il messaggio finale rivolto alla platea ha scavalcato la logica dei numeri e dei risultati economici: l’invito è stato quello di integrare la passione e la responsabilità culturale nel proprio futuro profilo professionale. Solo attraverso questo cambio di paradigma, che pone l’umanità e la profondità dell’analisi al centro della strategia turistica, la Calabria potrà realmente intraprendere un nuovo percorso di sviluppo.

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