Infanzia, Sistema integrato 0-6, Iemmi (Fism) a Reggio Calabria: «Senza sinergia il modello si blocca»

«In passato l’offerta era frammentata tra 0-3 e 3-6 ha spiegato Iemmi oggi invece si punta a un unico segmento 0-6, pensato come sistema integrato. Significa mettere insieme tutte le componenti del mondo educativo: scuole paritarie, enti locali, istituti religiosi, cooperazione sociale, per portare avanti un progetto comune».
Secondo il presidente nazionale Fism, il nodo centrale è quello della corresponsabilità educativa: «Costruire lo 0-6 vuol dire farlo insieme, attraverso i coordinamenti pedagogici, la formazione continua e anche tramite un utilizzo consapevole delle risorse. Esiste un fondo nazionale per il sistema integrato 0-6, alimentato ogni anno dal Ministero, che va intercettato e valorizzato».
Iemmi ha ricordato anche il percorso storico della Federazione: «La Fism nasce nel 1974 come Federazione Scuole Materne.
Oggi quel nome ci va un po’ stretto, ma racconta la nostra storia. Negli ultimi dieci anni abbiamo deciso di ampliare l’offerta anche allo 0-3, anche in risposta alla denatalità e agli spazi che si sono liberati nel segmento 3-6».
Una scelta che, ha sottolineato, nasce da una precisa responsabilità educativa: «I primi mille giorni di vita sono decisivi per la crescita psicologica e neurologica dei bambini.
È una fascia spesso sottovalutata, anche dalle famiglie, e penalizzata dalla difficoltà di accesso ai servizi, che sono a pagamento e con pochi sostegni pubblici».
Sul legame tra servizi per l’infanzia e contrasto alla dispersione scolastica, Iemmi è stato netto: «Il punto è la sostenibilità. In alcune regioni, senza il coinvolgimento dello Stato e degli enti locali, diventa impossibile per le famiglie sostenere costi di 600 o 700 euro al mese. Non è solo una questione economica, ma anche di scelte politiche su dove investire».
Lo Stato è stato ancora detto nel corso del confronto mette a disposizione le risorse, le Regioni svolgono una funzione di programmazione e indirizzo, ma l’attuazione concreta e la spesa ricadono sui Comuni. È su questo livello che il sistema, spesso, rischia di rallentare o addirittura bloccarsi.
Da qui l’appello agli enti territoriali: «Noi spingiamo perché, oltre ai finanziamenti statali, anche gli enti locali attivino convenzioni.
Al Nord sono una realtà consolidata, mentre scendendo verso Sud diventano più rare. Un sistema integrato permette di intercettare risorse che altrimenti resterebbero inutilizzate».
Infine, il ruolo delle scuole paritarie: «Senza di noi non si saprebbe come scolarizzare i bambini. Siamo la terza gamba del sistema di istruzione, insieme allo Stato e ai Comuni.
Sul segmento 0-3 copriamo circa il 15% dell’offerta nazionale, ma il nostro contributo resta essenziale per garantire pluralità, accesso e qualità educativa».

