l silenzio del Samudaripen: a Cosenza la memoria negata di Rom e Sinti

Mentre il mondo celebra il Giorno della Memoria, una ferita profonda della storia europea continua a restare ai margini della narrazione ufficiale, priva del riconoscimento istituzionale che meriterebbe. Si tratta del genocidio di Rom e Sinti, un massacro che ha coinvolto oltre 500mila persone e che attende ancora una piena integrazione nella coscienza collettiva. Per squarciare questo velo di silenzio, l’associazione Lav Romanò ha promosso l’incontro dal titolo “Memorie negate. Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale”, previsto per martedì 11 febbraio alle ore 18.00 presso la Libreria Ubik di Cosenza.
L’evento, come da nota stampa, si propone di approfondire il dramma del Samudaripen, termine in lingua romanès che significa letteralmente “tutti uccisi”. Questa parola racchiude non solo lo sterminio sistematico operato dal regime nazista nei campi di concentramento, ma anche la persecuzione e l’internamento subiti in Italia sotto il regime fascista. Nonostante l’entità delle vittime, questa pagina di storia rimane spesso esclusa dai testi scolastici e dalle celebrazioni formali, contribuendo a una rimozione che nega dignità e visibilità a quella che oggi rappresenta la minoranza etnica più numerosa d’Europa.
La serata non sarà soltanto un momento di analisi storica, ma anche un’occasione di riflessione sull’identità culturale. Attraverso i testi e le letture di Giulio Malatacca, verranno portate alla luce testimonianze dirette che evidenziano come la persecuzione non sia stata solo fisica, ma abbia mirato alla distruzione dell’anima e dell’autodeterminazione delle comunità romanès. In un’epoca segnata dal ritorno di nazionalismi e populismi, queste comunità continuano spesso a essere percepite come corpi estranei alla società e utilizzate come capri espiatori, vittime di stereotipi che alimentano segregazione e discriminazione.
L’atmosfera della commemorazione sarà arricchita dalle note di Apo, autore di musiche originali eseguite alla chitarra con il supporto del violinista Luigi Pugliese. Il contributo artistico serve a ribadire la vitalità di una cultura che resiste all’oblio. L’impegno dell’associazione APS Lav Romanò, radicata nel territorio cosentino, prosegue così nel suo percorso di lotta contro il razzismo e di costruzione di un dialogo paritario tra le istituzioni, la società civile e le comunità romanès, cercando alternative concrete ai modelli di emarginazione che ancora oggi pesano sul presente. Ingresso libero.

