Lamezia,il sipario dell’indifferenza: se la cultura diventa un’ emergenza da gestire

E fin qui, nulla da eccepire. Anzi, verrebbe da dire che la cura dei luoghi pubblici, specie quelli deputati alla cultura, rappresenti un segno di civiltà amministrativa.
Lamezia Terme, da questo punto di vista, sembra possedere una singolare elasticità semantica in materia di “agibilità”.
Ma al di là delle sottigliezze lessicali, la chiusura del Politeama produce effetti concreti e immediati.
È doveroso riconoscere il lavoro svolto da Tonino Sirianni, che ha saputo animare il Politeama senza il conforto di finanziamenti pubblici.
E poi c’è giugno. O meglio, c’era giugno. Quaranta scuole di danza avevano programmato i loro saggi di fine anno proprio al Politeama. Quaranta realtà che, tradotto in numeri, significano migliaia di allievi, famiglie, insegnanti.
La chiusura del teatro ha lasciato questo mondo senza un luogo. Ma, soprattutto, senza un’alternativa.
Sarebbe stato lecito attendersi, in una città dalle dimensioni contenute e dalla proclamata attenzione alla cultura, una reazione coordinata.
Tonia Torcasio, responsabile della Rodik Ballet, ha espresso con lucidità una rassegnazione che suona più eloquente di qualsiasi protesta. Dopo vent’anni di attività nel territorio, la consapevolezza maturata è quella di appartenere a un segmento marginale, a una periferia non geografica ma culturale.
Non è un caso isolato. Altri insegnanti, pur preferendo l’anonimato, condividono un sentimento analogo: disillusione. Alcuni ricordano promesse, pronunciate in sedi ufficiali, che evocavano una cultura più inclusiva, capace di aprire spazi e opportunità anche alle realtà meno strutturate. Parole che, rilette oggi, assumono il fascino discreto delle intenzioni non realizzate.
Nel frattempo, un altro teatro cittadino, il Grandinetti, resta privo di una programmazione cinematografica per un guasto tecnico mai risolto. Anche qui, la realtà si limita a registrare il dato, senza indulgere in eccessi narrativi.
E così, mentre i teatri chiudono e le attività cercano rifugio altrove, la città prosegue il suo passo. Un anno amministrativo segnato da avvicendamenti, tensioni e qualche episodio poco edificante sul piano della comunicazione pubblica non sembra aver ancora trovato una sintesi progettuale capace di incidere sul tessuto culturale.
La vicenda del Politeama, allora, smette di essere un fatto isolato. Diventa, piuttosto, una lente attraverso cui osservare una dinamica più ampia: quella di una città in cui la cultura resiste, spesso grazie all’iniziativa dei singoli, e le istituzioni sembrano inseguire, con misurata lentezza, il ritmo delle emergenze.
In fondo, si potrebbe dire che il sipario non si è davvero chiuso. È rimasto sospeso, in attesa che qualcuno decida se e come riaprirlo.
Tiziana De Matteo
Responsabile Cultura
IDM Terra dei due Mari.


