
L’apertura di CUCINA 33 a Lamezia Terme segna l’esordio di un progetto indipendente per Claudio Villella, chef che in questa nuova sede di via Ubaldo De Medici sintetizza un percorso professionale iniziato oltre trent’anni fa. La struttura si propone come un’estensione dell’identità dello chef, svincolata dalle logiche dei format seriali per concentrarsi su una narrazione culinaria che unisce il rigore della tecnica piemontese alla memoria storica calabrese.
La formazione di Villella inizia all’età di quattordici anni e trova un punto di svolta fondamentale nel trasferimento a Torino. Nel contesto sabaudo, lo chef si confronta con il metodo e la disciplina di mentori come Moreno Grossi e Luca Casadio. Quest’ultima collaborazione risulta decisiva nel definire il suo approccio: la tecnica viene intesa non come esercizio di stile fine a se stesso, ma come strumento necessario per esprimere una visione personale e interpretare il prodotto.
Rientrato in Calabria, Villella ha orientato la sua ricerca verso il recupero delle radici familiari e la valorizzazione del patrimonio agricolo locale. Il suo modello operativo si fonda sulla scelta consapevole delle materie prime e su una collaborazione diretta con i piccoli produttori, evitando l’intermediazione della grande distribuzione laddove possibile. Questo approccio si traduce in una cucina dove la stagionalità e il rispetto dell’ingrediente sono prioritari rispetto alla complessità delle lavorazioni, con l’obiettivo di mantenere leggibile l’origine di ogni componente del piatto.
L’impostazione di CUCINA 33 riflette inoltre una riflessione sociologica sul tempo del consumo alimentare. In antitesi alla velocità che caratterizza la ristorazione contemporanea, il progetto di Villella promuove la dimensione della “lentezza” e della convivialità senza formalismi eccessivi. La cena viene interpretata come uno spazio di relazione, dove l’aspetto nutrizionale si integra con quello sociale.
Questo orientamento al recupero della memoria collettiva troverà espressione pratica in una serie di appuntamenti tematici. Il prossimo 25 gennaio, ad esempio, il ristorante ospiterà un approfondimento su “a quadara”, rito rurale legato alla lavorazione del maiale. L’iniziativa mira a rileggere una tradizione secolare attraverso parametri contemporanei, preservando il valore storico di una pratica che appartiene all’antropologia alimentare del territorio calabrese.

