Cosenza
Marta Petrusewicz, la storia come atto politico

di Nicoletta Toselli
La scomparsa di Marta Petrusewicz priva la comunità scientifica internazionale di una studiosa che ha saputo tenere insieme rigore accademico e consapevolezza politica, senza mai confondere i piani ma neppure separarli artificialmente.
Il latifondo è stato il fulcro di una parte decisiva delle sue ricerche: non un tema settoriale, ma una chiave per leggere i rapporti di potere, le disuguaglianze strutturali, il legame profondo tra proprietà della terra e organizzazione dello Stato.
Il volume pubblicato da Marsilio alla fine degli anni Ottanta, tradotto in numerose lingue e premiato anche con il Sila, resta ancora oggi un riferimento imprescindibile per chi studia la storia sociale ed economica dell’Europa mediterranea.
Un lavoro che ha mostrato come dietro assetti apparentemente “naturali” si celino scelte politiche precise e durature.
Ebrea polacca, costretta all’esilio negli Stati Uniti per sottrarsi alle repressioni dei regimi comunisti di Władysław Gomułka ed Edward Gierek, Petrusewicz ha attraversato in prima persona le fratture del Novecento.
L’esperienza dell’esilio ha inciso profondamente sul suo sguardo: la storia, per lei, non è mai stata neutra, né riducibile a esercizio erudito.
È sempre stata terreno di conflitto, di responsabilità, di presa di posizione.
Ha insegnato in alcune delle università più prestigiose del mondo, distinguendosi per un metodo esigente e per un’indipendenza intellettuale poco incline ai conformismi accademici.
Mente brillante, intelligenza viva, temperamento forte, non ha mai rinunciato a interrogare il nesso tra sapere e potere, rifiutando l’idea di una ricerca separata dalla realtà sociale.
Compagna di vita e di ideali di Franco Piperno, lo ha seguito nei difficili anni della latitanza in Francia e in Canada e lo ha sostenuto nei periodi dolorosi della detenzione.
Una scelta di coerenza vissuta senza retorica, fino all’ultimo giorno.
In Calabria, all’Università della Calabria, ha trovato un luogo in cui radicare la propria esperienza internazionale, diventando una docente stimata e una figura di riferimento per generazioni di studenti.
Qui ha continuato a insegnare che la storia non serve a rassicurare, ma a comprendere e, se necessario, a disturbare.
Con Marta Petrusewicz se ne va una studiosa che ha dimostrato come la ricerca storica possa ancora essere un atto politico nel senso più alto: non propaganda, ma esercizio critico, capace di smascherare le strutture profonde delle disuguaglianze.
Un’eredità che resta attuale, soprattutto oggi.


