Montanità per algoritmo: quando lo Stato smarrisce la geografia reale

Il recente assetto normativo delineato dalla Legge 131/2025 solleva interrogativi profondi sulla capacità dello Stato di leggere i territori. In Calabria, l’applicazione di criteri puramente statistici per definire la montanità sta generando paradossi che penalizzano le comunità locali, trasformando una condizione geografica e sociale in una mera variabile da algoritmo.
Il caso più eclatante emerge dal confronto tra due realtà polari. Da un lato Cosenza, capoluogo storicamente insediato nel fondovalle, viene riconosciuto come comune montano per la presenza di limitate porzioni collinari che incidono sugli indicatori. Dall’altro Corigliano-Rossano, che pure custodisce ampie porzioni della Sila Greca con insediamenti oltre gli 800 metri, viene escluso dai benefici previsti. Questa distorsione nasce dall’uso delle medie aritmetiche: in territori vasti ed eterogenei, la presenza della fascia costiera finisce per diluire statisticamente il peso delle vette. Il risultato è una cecità istituzionale che nega risorse vitali, come i fondi FOSMIT o le deroghe scolastiche, a chi vive e presidia realmente la montagna.
L’attuale impianto legislativo privilegia indicatori sintetici e soglie morfometriche aggregate, incapaci di cogliere la montanità funzionale. Si è creata così una frattura tra la montanità formale, basata su parametri numerici che premiano configurazioni territoriali compatte, e la montanità sostanziale, ovvero la condizione reale di fragilità infrastrutturale e marginalità che caratterizza le aree interne. L’assenza di criteri correttivi, come la valutazione per sub-ambiti o frazioni, penalizza i processi di amalgama amministrativa più lungimiranti. Corigliano-Rossano, proprio per la sua natura di comune fuso e vasto, si ritrova paradossalmente punito per la sua stessa complessità geografica.
Governare sistemi complessi attraverso indicatori unidimensionali non fa altro che alimentare nuove disuguaglianze territoriali. Se lo Stato e la Regione non sapranno integrare la dimensione morfologica con quella socio-economica, la montagna di carta continuerà a esistere solo negli uffici dei fondovalle, mentre quella vera sarà condannata a un inesorabile arretramento. Risulta inaccettabile che la politica ignori la ferita inflitta ai borghi del territorio, ormai privati di rappresentanza. È tempo di abbandonare le astrazioni numeriche per tornare a osservare la geografia del reale, restituendo dignità e risorse a chi presidia le vette.

