Catanzaro

Performing, Elena Bellantoni racconta le donne ribelli della Calabria e il loro intreccio con il territorio

Un esercito di donne senza armi, ma con la forza della propria testimonianza.

È il cuore di “Ruinate – un esercito di donne ribelli”, il nuovo progetto dell’artista visiva Elena Bellantoni, di origini calabresi, realizzato nell’ambito di Performing, progetto coordinato dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e finanziato con risorse PNRR, sotto la curatela della docente Aba Simona Caramia.

L’opera prende forma a partire da luoghi simbolici della Calabria dai calanchi del Crotonese alle grotte abbandonate di Zungri scelti come teatro naturale di una narrazione che restituisce voce a storie di donne rimaste per decenni sepolte nelle carte dei processi di ’ndrangheta.

Storie di emancipazione e ribellione che diventano manifesto attraverso abiti e mantelli “parlanti”, realizzati in collaborazione con il Lanificio Leo, azienda d’eccellenza del territorio, e con la docente Aba e designer Karisia Paponi.

In questi giorni è in corso la realizzazione degli abiti, elemento centrale del progetto e parte integrante del duplice output performativo dell’opera: un’installazione e un video.

«Ho lavorato per due anni su questo progetto, tra ricerche e approfondimenti sulle figure di cinque donne che compongono un vero e proprio “esercito” spiega Elena Bellantoni.

Le loro storie sono protagoniste di un’installazione, che rappresenta il cuore dell’opera, e di un video che sarà girato nei calanchi del territorio crotonese».

L’installazione di “Ruinate” sarà ospitata a fine febbraio al Complesso monumentale San Giovanni di Catanzaro, mentre le riprese video si svolgeranno nei luoghi che hanno ispirato l’artista sin dall’infanzia: «Sono storie di emancipazione femminile ritrovate nelle carte dei processi di ’ndrangheta racconta Bellantoni.

Storie di donne che si ribellano al patriarcato nella sua forma più radicata. “Ruinate” nasce da “ruine”, neologismo del lessico dantesco che richiama una spaccatura del terreno: un’immagine che descrive perfettamente i calanchi del Crotonese e le fratture sociali che queste donne hanno saputo aprire».

Un lavoro che è anche profondamente identitario: «Ho trascorso le mie estati proprio nei luoghi scelti per il progetto. Ne conservo ricordi vivi che rendono questo lavoro autobiografico, oltre che politico e culturale».

Con “Ruinate”, Performing continua a intrecciare arte contemporanea, memoria, territorio e processi produttivi, restituendo centralità a storie marginalizzate e rafforzando il dialogo tra ricerca artistica e identità calabrese.

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