Dom. Ott 24th, 2021

Riforma del catasto, nota stampa di Domenico Cuccio (presidente onorario UPPI)

domenico cuccio

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panorama reggio calabria

Insistentemente si torna a parlare di riforma del catasto e pare che stavolta si faccia sul serio data la mancanza di cassa in Italia e poiché ce lo chiede da tempo l’Europa.

In pratica si vogliono riformare i valori catastali per gli immobili ad uso abitativo sostituendo la superficie in metri quadri ai vani che insistono in quell’immobile.

I valori è stupido non pensarlo, aumenterebbero di molto pare del 150%, e di conseguenza la tassazione sarà più pressante per i proprietari e soprattutto per i piccoli proprietari che con tanta fatica hanno risparmiato per acquistare una casa da affittare per integrare così la pensione sempre più inconsistente.

Molte associazioni hanno fatto sentire la loro voce e Confedilizia, attraverso il Suo presidente , si dice preoccupato dalle indiscrezioni che arrivano dai giornali sulla revisione del catasto nella riforma fiscale e ricorda che le commissioni Finanze di Camera e Senato hanno preso nel documento finale preparatorio della riforma la decisione di non intervenire sulla revisione del catasto. E due mesi addietro in Parlamento sedeva lo stesso governo di oggi.

A noi dell’ UPPI, unione piccoli proprietari immobiliari, tocca richiamare all’attenzione un problema molto serio che nasce con il D.M. Ministero Infrastrutture e Trasporti del 16.01.2017 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 62 del 15 marzo 2017.

E infatti all’art. 6 di detto decreto il comma 4 recita testualmente : In caso di variazione dell’imposizione fiscale gravante sull’unità immobiliare locata rispetto a quella in atto al momento della stipula del contratto la parte interessata (in questo caso ovviamente il locatore) può adire la commissione di negoziazione paritetica e conciliazione stragiudiziale la quale propone alle parti entro 60 gg il nuovo canone da rinegoziarsi tra le parti.

Il DM che cito , successivo a quello del 2002 di pari argomentazione, si riferisce ai contratti ad uso abitativo relativi all’art. 2, comma 3, ma anche a quelli di cui all’art. 5, commi 1,2,3 della stessa legge 431/98.

Si tratta delle locazioni a canone agevolato regolamentati  dagli Accordi territoriali depositati nei comuni capoluogo, città metropolitane e comuni ad alta tensione abitativa con durata anni 3+2 per il residenziale, da 1 a 18 mesi per gli usi transitori, da 6 a 36 mesi per gli studenti universitari fuori sede.

Questi contratti che dopo 20 lunghi anni , dal dicembre 98, hanno preso forma e sostanza in tutta Italia  favorendo le classi meno abbienti subiranno, in conseguenza della revisione catastale, fortissimi aumenti consentiti dal DM 16.01.2017 e pertanto sicuri ed inevitabili.

Il governo si rende conto della macelleria sociale cui si va incontro se ad un cittadino che già non riesce a pagare l’attuale canone si dovesse fare richiesta di un aumento che nel migliore dei casi sarà almeno del 30% ?

Auspichiamo non solo che prevalga il buon senso ma, soprattutto, che il governo dei migliori non venga definito , non sia mai, dei peggiori.

Domenico Cuccio, presidente onorario UPPI area metropolitana di Reggio Calabria.

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