Italia

Sanremo incorona “Per sempre sì”. Undici milioni davanti alla tv per la finale

di Nicoletta Toselli

Undici milioni 22 mila telespettatori, con uno share del 68,9 per cento. Il 76° Festival della Canzone italiana chiude così: con numeri che certificano, ancora una volta, la centralità di Sanremo nel panorama televisivo italiano e con una vittoria che riporta al centro la melodia e la promessa.

A trionfare è “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, una canzone che sceglie la linea classica, la dichiarazione solenne, l’amore raccontato come scelta definitiva. Un brano che divide sul piano culturale – tra chi lo legge come celebrazione della famiglia tradizionale e chi vi vede semplicemente il bisogno di stabilità in un tempo incerto – ma che sul palco dell’Ariston ha convinto pubblico e giurie.

I dati parlano chiaro. Secondo la Total Audience rilasciata da Auditel, la serata finale è stata seguita da 11 milioni 22 mila spettatori con il 68,9% di share. La prima parte, dalle 21.45 alle 23.33, ha raccolto 13 milioni 577 mila spettatori con il 64,6% di share. La seconda, dalle 23.39 all’1.59, è salita addirittura al 74,8% di share con 9 milioni 28 mila spettatori, segno di una platea rimasta incollata fino all’ultimo verdetto.

Il picco di ascolto si è registrato alle 22.00 con 14 milioni 616 mila spettatori, mentre il picco di share è arrivato all’1.40 con l’83%. Numeri che raccontano non solo un evento televisivo, ma un rito collettivo che si rinnova.
Bene anche l’avvio della serata: “Sanremo Start”, dalle 20.44 alle 21.40, ha totalizzato 12 milioni di spettatori con il 53,3% di share. “PrimaFestival”, in onda dalle 20.34 alle 20.42, è stato seguito da 8 milioni 155 mila spettatori con il 40,5%.

Sanremo, ancora una volta, dimostra di essere molto più di una gara canora. È il luogo dove si incontrano generazioni, linguaggi, nostalgie e provocazioni. Dove si discute di musica ma anche di modelli culturali, di rappresentazione, di identità.

E se la canzone vincitrice sceglie la strada del “per sempre”, il Festival conferma invece la sua natura mutevole: cambia il contesto, cambiano le polemiche, cambiano i linguaggi, ma l’appuntamento resta. Con ascolti che parlano da soli.

 

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