Scalea, l’appello di “Cara, vecchia Scalea”: «Recuperiamo e valorizziamo lo storico Faro della Petrosa»
L’associazione guidata da Vincenzo de Vito chiede al Comune di avviare un’interlocuzione con la Marina Militare per conoscere le condizioni del complesso e verificare le possibilità di un recupero storico, culturale e paesaggistico

di Nicoletta Toselli
SCALEA – Restituire alla città uno dei suoi simboli storici e riportare il Faro della Petrosa al centro della memoria collettiva e della valorizzazione del territorio. È la proposta avanzata dall’associazione culturale “Cara, vecchia Scalea”, presieduta da Vincenzo de Vito, che ha chiesto all’Amministrazione comunale di avviare un confronto istituzionale con la Marina Militare per verificare quali possibilità esistano per il futuro dello storico manufatto.
La proposta è stata formalmente trasmessa al sindaco, alla Giunta e a tutti i consiglieri comunali lo scorso 31 luglio e viene ora resa pubblica dall’associazione con l’intento di favorire un confronto più ampio sulla tutela del patrimonio storico cittadino.
Il Faro della Petrosa rappresenta da oltre un secolo uno degli elementi caratteristici del paesaggio di Scalea. Pur non essendo più utilizzato come segnalamento marittimo, il complesso risulta ancora nella disponibilità della Marina Militare. Proprio per questo “Cara, vecchia Scalea” ritiene opportuno che il Comune acquisisca informazioni aggiornate sulle condizioni del bene, sulla sua attuale destinazione e sugli eventuali margini per un progetto di recupero e valorizzazione.
«Non chiediamo oggi un progetto già definito e non pretendiamo risposte che soltanto gli organismi competenti possono dare – afferma il presidente Vincenzo de Vito –. Chiediamo semplicemente di verificare se esiste una possibilità. Pensiamo che il Faro della Petrosa meriti almeno che qualcuno provi ad aprire una porta istituzionale per capire quale possa essere il suo futuro».
L’obiettivo, precisa l’associazione, non è chiedere l’immediato ripristino del faro nella sua originaria funzione di segnalamento marittimo, né interferire con le competenze della Marina Militare. La richiesta è piuttosto quella di verificare concretamente se il manufatto possa essere recuperato sotto il profilo storico, culturale e paesaggistico, valutando, qualora le condizioni tecniche e normative lo consentano, anche la valorizzazione della caratteristica lanterna.
A testimoniare il rapporto ancora vivo tra il faro e la comunità scaleota c’è anche la memoria popolare. Il luogo trova infatti un riferimento nella canzone “Scalea del cuore mio (Primavera di Scalea)”, segno di un legame affettivo che ha attraversato le generazioni.
Secondo l’associazione, un eventuale percorso di recupero potrebbe inserirsi in una più ampia valorizzazione della collina della Petrosa e diventare un elemento dell’offerta culturale e turistica della città, oltre che uno strumento per trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza della storia locale.
«Un faro non è soltanto una struttura – sottolinea de Vito – ma può rappresentare un pezzo dell’identità di una comunità. Per questo riteniamo importante almeno verificare ciò che oggi è possibile fare, nel pieno rispetto delle competenze e delle norme».
“Cara, vecchia Scalea” ha inoltre manifestato la propria disponibilità a collaborare con l’Amministrazione comunale nella ricerca della documentazione storica, nella ricostruzione delle vicende legate al Faro della Petrosa e nella predisposizione di eventuali contributi utili a sostenere il percorso.
La proposta viene resa pubblica nella convinzione che la tutela della memoria e la valorizzazione del patrimonio cittadino possano diventare terreno di confronto e partecipazione.
E l’associazione affida la conclusione a un’immagine che sintetizza il senso dell’iniziativa: «Il Faro della Petrosa oggi non illumina più il mare. Potrebbe, però, tornare a illuminare la memoria, l’identità e il futuro di Scalea».

