Scienza e poesia inaugurano il Calabrie Fes: il 1783 come specchio del futuro

Il Calabrie Fes Festival ha preso il via a Reggio Calabria trasformando lo Spazio Open in un laboratorio di pensiero in movimento, dove la memoria dei grandi terremoti del 1783 è diventata il pretesto per un’analisi profonda del presente. Promossa dall’Osservatorio Da Sud insieme a partner come Med Media e CULT, l’iniziativa si articola sull’acronimo FES — Filosofia, Economia e Storia — proponendo un percorso che attraverserà l’intero 2026. Gianni Votano ha introdotto i lavori sottolineando come il progetto nasca per costruire nuovi strumenti di lettura delle criticità contemporanee, partendo dalla dimensione locale per abbracciare uno sguardo globale.
La sessione dedicata alla Storia, come da nota stampa, si è aperta con l’intervento magistrale di Gino Mirocle Crisci, già rettore dell’Università della Calabria, il quale ha esplorato la complessa geologia della regione definendola un mosaico di blocchi in costante movimento. Crisci ha spiegato come la natura dei calabresi sembri riflettere quella della loro terra, dove ogni pezzo si solleva per conto proprio accumulando energia. Il geologo ha descritto il sisma del 1783 come un vero spartiacque che ha segnato il declino della regione non solo per le vittime dirette, ma per le conseguenze devastanti su ambiente e salute che ne seguirono. Nonostante la fragilità del territorio, Crisci ha evidenziato l’immenso valore dei borghi interni e delle fiumare, ribadendo che il rischio sismico si combatte con la prevenzione e con tecnologie che, sebbene inventate in Italia, trovano oggi applicazione sistematica soprattutto all’estero.
Dalla precisione scientifica si è passati alla forza evocativa della parola con la performance tellurica di Daniel Cundari. Il poeta e scrittore ha trasformato il racconto del disastro in un’esperienza fisica e corale, utilizzando corpo e voce per ricordare al pubblico che il terremoto, al pari della poesia, funge da monito contro la pretesa di onnipotenza dell’uomo. La prima giornata si è così conclusa intrecciando i tempi geologici con quelli dell’anima, lasciando spazio alla riflessione su una Calabria che, pur ferita dai suoi stessi sussulti, resta un giacimento unico di bellezza e visioni.


