Senza investimenti, i pensionati calabresi pagheranno il prezzo più alto”: l’intervista al segretario UIL Senese

di Nicoletta Toselli
In un’intervista esclusiva, il segretario regionale della UIL, Mariaelena Senese, analizza le conseguenze del divario Nord–Sud e della crisi della sanità calabrese sulla terza età. Tra rischi legati all’Autonomia Differenziata e la necessità di un piano di sviluppo occupazionale e sociale, il sindacato rilancia mobilitazione e proposte concrete per far sentire la voce dei pensionati.
Segretario Senese, lei ha evidenziato il divario Nord–Sud e i rischi dell’Autonomia Differenziata. Quali potrebbero essere le conseguenze più immediate per i pensionati calabresi?
L’Autonomia Differenziata, così com’è stata concepita, rappresenta un rischio concreto di ulteriore marginalizzazione per la Calabria. Senza un solido sistema di perequazione, i pensionati calabresi pagherebbero il prezzo più alto: meno risorse, meno servizi, meno diritti. È un progetto che rischia di indebolire l’unità del Paese e cristallizzare le disuguaglianze. Noi non possiamo accettare che chi ha contribuito una vita al sistema pubblico venga abbandonato perché vive al Sud.
2. Quanto pesa la crisi della sanità calabrese sulla qualità della vita della terza età?
La crisi sanitaria in Calabria non è un fatto casuale: è il risultato di anni di scelte politiche sbagliate, di commissariamenti inefficaci e di un’assenza totale di programmazione. E gli anziani sono le prime vittime. Parliamo di una violazione evidente di un diritto costituzionale. Gli anziani calabresi non possono essere costretti a viaggiare centinaia di chilometri per una visita o a rivolgersi al privato per disperazione. È ora che Governo faccia uscire dal commissariamento la regione Calabria.Il commissariamento ha da una parte contribuito a migliorare il riequilibrio dei conti, ma in questi anni sono stati chiusi 18 ospedali, sono stati effettuati tagli lineari ed è stato bloccato i turnover del personale. Una visione “ragionieristica” che non ha tenuto conto delle esigenze di cura dei pazienti, trattati come numeri e ai quali è stato spesso negato il diritto alla cura. Con poco personale i reparti sono in affanno, i pronto soccorso sotto pressione e si allungano le liste d’attesa . Una situazione che ha spinto oltre 180 mila calabresi a rinunciare, nel 2024, alle cure oppure a rivolgersi a strutture sanitarie situate fuori dai confini regionali. Una mobilità passiva che ha raggiunto la cifra di 308 milioni nel 2025.
3. Ha parlato dell’urgenza di un piano di sviluppo occupazionale e sociale: quali misure ritiene indispensabili per il rilancio della Calabria?
Il rilancio passa da una scelta politica chiara: investire davvero sul Mezzogiorno. La Calabria ha bisogno di infrastrutture moderne, di una sanità pubblica che funzioni, di una strategia industriale che crei lavoro stabile e di qualità.
Servono politiche attive del lavoro che formino i giovani e valorizzino le competenze. Tra le proposte avanzate l’avvio di percorsi di formazione-lavoro per la transizione verde e digitale e un Fondo Regionale “Rientro dei Cervelli”, per creare le condizioni per un rientro stabile e duraturo, attraverso un pacchetto integrato di misure economiche, fiscali e sociali.
4. La UIL regionale come intende sostenere concretamente le istanze dei pensionati nei prossimi mesi?
La UIL sarà al fianco dei pensionati con la mobilitazione e con il confronto istituzionale. Non ci limiteremo a segnalare i problemi: porteremo al Governo e alla Regione proposte precise, e pretenderemo risposte. Rafforzeremo la presenza sui territori e potenzieremo i servizi di tutela. I pensionati calabresi non possono restare invisibili: la loro voce deve pesare nelle scelte politiche e noi saremo lo strumento per farla arrivare dove si decide.
5. In questa fase politica complessa, crede che la voce dei territori del Sud sia sufficientemente ascoltata dal Governo?
C’è una narrazione che continua a marginalizzare il Mezzogiorno, come se fosse un problema e non una risorsa strategica per l’Italia. Ma senza il Sud il Paese non cresce. La UIL continuerà a denunciare ogni tentativo di indebolire la coesione nazionale e continuerà a chiedere politiche che tengano insieme Nord e Sud.
Il Governo deve ascoltare davvero i territori più fragili, perché le disuguaglianze non si curano ignorandole, si curano investendo con coraggio.


