Reggio Calabria

Un mondo di mondi “Arghillà è una scelta della politica urbana del ghetto non un problema etnico”

Le dichiarazioni dell’Assessore Paolo Brunetti secondo le quali tutte le famiglie rom  del ghetto del “208” sarebbero state trasferite dall’Amministrazione Scopelliti  ad Arghillà nord e quindi le famiglie rom trasferite sarebbero la “causa” delle problematiche esistenti nel quartiere non corrispondono alla realtà dei fatti.

Dal 2003 al 2007 trentanove famiglie  rom  del “208”  hanno avuto assegnato dall’Amministrazione Scopelliti  un alloggio in equa dislocazione abitativa in diversi quartieri della città,  le rimanenti trenta famiglie rom del “208” hanno avuto assegnato un alloggio ad Arghillà nord.

Pertanto questi dati,  registrati negli archivi dell’Assessorato Erp  guidato dallo stesso Brunetti,  dicono che non è vero che tutte le famiglie rom del “208” sono state trasferite ad Arghillà.

Ricordiamo, inoltre,  all’Assessore Brunetti che nel quadriennio 2003- 2007 è stata avviata operativamente  la prima equa dislocazione abitativa programmata da parte dell’Amministrazione Scopelliti dando seguito all’importante lavoro preparatorio realizzato  negli anni Novanta dall’Amministrazione guidata da  Italo Falcomatà su richiesta delle famiglie Rom ed in collaborazione con la Sezione Opera Nomadi di Reggio Calabria.

Per comprendere seriamente la problematica di Arghillà nord , evitando la comoda semplificazione etnica utilizzata dall’Assessore Brunetti e da tanti altri soggetti, è necessario partire dalla Politica urbana del ghetto nata con la legge 167 del 18 aprile 1962 ( Legge che ha introdotto i Piani di Edilizia Economica Popolare (PEEP)  che erano e sono aree che i Comuni individuano per realizzare nelle stesse molti alloggi  ERP concentrati in queste aree ) come cattiva applicazione dell’importantissima Politica degli alloggi popolari con la funzione di mettere “fuori” dalla città le famiglie più deboli che il sistema ha  impoverito, che non intende includere e vuole anche  tenere lontano dai quartieri dove si realizza la “Smart City” o “Città vetrina”.

Nella nostra Città questa Politica del ghetto ha  generato  negli anni Sessanta il ghetto di Archi Cep e poi a partire dagli anni Ottanta ha fatto nascere  il ghetto di Arghillà nord, molto più isolato del primo e quindi anche  più efficace. 

La Politica del ghetto è una geopolitica urbana e fa parte integrante della concezione della  città separata per funzioni e redditi ( Carta di Atene, massimo autore  della città divisa è stato il famoso architetto Le Corbusier )  attraverso la zonizzazione,  che   non si limita a costruire i ghetti, ma  operare per  sostenerli, per garantirne la funzione di  esclusione sociale strutturale  attraverso il monitoraggio ed il controllo.

La Sociologia Urbana ha da decenni spiegato in modo scientifico perché la Politica urbana del ghetto concentrando in un quartiere molti  alloggi e quindi molte  famiglie a reddito basso e con situazioni di storica “debolezza sociale”  genera un territorio di esclusione strutturale e quindi un  ghetto .   Difatti molti Studi Sociologici da decenni (Wilson, W. J. (1987) (1993) ( 1997) ; Sampson (1995) (2003), (2006), (2012); Pugliese Enrico ( 1999) ; Enrica Morlicchio (2004) )  spiegano che la concentrazione di redditi bassi e di problematiche sociali  determina   un territorio con capitale sociale  negativo  che emargina strutturalmente i suoi abitanti producendo effetti di degrado sociale e criminalità.

Il capitale sociale negativo dovuto alla concentrazione per la Sociologia non ha alcun legame con l’etnia o la nazione di origine delle famiglie concentrate, ma è dovuto solo alle loro precarie  condizioni sociali.

Difatti in tutti i quartieri ghetto di alloggi popolari delle altre città italiane ( Zen a Palermo, Librino a Catania,  Tor Bella Monica e Corviale a Roma, Pioltello a Milano , Caruggi a Genova, Pilasto a Bologna ecc….) esistono le stesse problematiche di  Arghillà senza che in questi quartieri  ci sia una sola  famiglia rom, ma c’è la stessa  concentrazione di famiglie non rom  a reddito basso con problematiche sociali varie.

Quindi a differenza di quanto sostiene l’Assessore Brunetti per la Sociologia urbana  la causa della problematica di Arghillà nord  non è la concentrazione delle  famiglie rom ma è la concentrazione di alloggi che ha determinato come suo effetto la concentrazione di tante famiglie a reddito basso sia rom che  non -rom e tutti gli effetti conseguenti.

Per comprendere ancora meglio la Politica del ghetto e quello che sostiene la Sociologia urbana è importante ricostruire la nascita del ghetto urbano di Arghillà nord  attraverso le sue fasi principali.

Nel 1988, ai sensi del Bando  30,  il Comune ha as­segnato molti  alloggi popolari nei quartieri di Arghillà  nord ed Archi Cep  avviando la ghettizzazione ad Arghillà nord di tante famiglie a reddito basso nonostante  le resistenze delle stesse famiglie  assegnatarie che avevano intuito  il progetto di ghettizzazione.

Tra gli assegnatari del Bando 30  ad Arghillà c’era anche un piccolo  gruppo di tre famiglie rom residente nelle baraccopoli.

Ebbe inizio cosi il processo di “ghettizzazione” di Arghillà nord.

Le  successive  assegnazioni di alloggi  ad Arghillà  alle famiglie rom il Comune li ha disposte nel mese di aprile 1990  nei suoi alloggi di Modenelle  per  5 famiglie  trasferite dalla baraccopoli dell’’ex Lazzaretto.

Ma negli alloggi di Modenelle  avevano avuto assegnato l’alloggio molte altre  le famiglie non-rom  già ghettizzate dal  Comune  .

Le assegnazione di alloggi a rom e non- rom  sono proseguite negli anni Novanta per concentrare il maggior numero di famiglie ad Arghillà, non considerando per niente i rifiuti degli assegnatari .

Difatti  anche l’Amministrazione guidata da Italo Falcomatà, nonostante avesse accolto ufficialmente  nel 1994   la proposta  delle famiglie rom e dell’Opera Nomadi dell’equa dislocazione  abitativa, nel novembre 1998, dopo la pubblicazione della graduatoria definitiva del Bando 30 bis, ha assegnato l’alloggio ad Arghillà  a 25 famiglie rom, delle quali 12 erano   residenti  al “208” e 13 a Modena- Ciccarello.

Complessivamente le famiglie rom e non rom  assegnatarie con il Bando 30 bis ad Arghillà sono state 180  . La gran parte delle   famiglie rom e non rom rinunciò all’alloggio ad Arghillà, ma il Sindaco Italo Falcomatà respinse le rinunce presentate  e le  famiglie assegnatarie  persero il diritto alla casa .

La motivazione del Sindaco Italo Falcomatà per la mancata accoglienza delle rinunce era che il Comune  non aveva altri alloggi disponibili in altri quartieri  sia per i rom che per i non rom.

Questo era dovuto alla drammatica  scelta comunale  del progetto di ghettizzazione ad Arghillà nord.

Tuttavia Italo  Falcomatà lavorò per sviluppare  un’ alternativa alla ghettizzazione di Arghillà nord  con la  costruzione di alloggi in altri quartieri della città utilizzando  i finanziamenti del “Decreto Reggio”. Operazione che si concluse nel decennio successivo .

Nel primo decennio degli anni 2000  le assegnazioni  ad Arghillà alle  famiglie rom  e non rom sono proseguite con il Bando 1999,   però questa volta le assegnazioni avvennero alternando alla ghettizzazione ad Arghillà l’equa dislocazione abitativa, perché in questo periodo si erano resi  disponibili alloggi in altri quartieri grazie al lavoro avviato dall’Amministrazione guidata da Italo Falcomatà negli anni Novanta.

Anche negli anni Duemila  molte  famiglie assegnatarie ad Arghillà  sia rom  che  non- rom  presentarono le rinunce , ma queste vennero  respinte anche questa volta.

Ancora una volta tante famiglie assegnatarie persero il diritto alla casa perché Comune e Regione ( Aterp) hanno voluto e vogliono ancora oggi continuare con la Politica del ghetto ad Arghillà nord.

Le rinunce agli alloggi ad Arghillà nord  da parte di moltissimi  assegnatari e le conseguenti occupazioni senza titolo degli stessi alloggi oggetto di rinuncia  da parte di famiglie più povere le quali  non avendo dove abitare  non si potevano permettere di non  abitare nel ghetto di  Arghillà, ha determinato una situazione ( tipica dei ghetti di alloggi popolari) che ha notevolmente incrementato la  fisiologica concentrazione delle famiglie con reddito basso .

Negli ultimi 16 anni il Comune avendo esaurito le assegnazioni di nuovi alloggi costruiti grazie ad Italo Falcomatà,   non avendo più investito in nuovi alloggi da assegnare  e quindi avendo ridotto drasticamente  le assegnazioni ha costretto di fatto molte famiglie senza casa ad occupare, loro malgrado , gli alloggi vuoti di Arghillà.

Il Comune ha  continuato in modo diverso  il drammatico  programma  di ghettizzazione ad Arghillà.

 SOLUZIONI APPLICATE SENZA RISULTATO E SOLUZIONE EFFICACI DA APPLICARE

 Vista la situazione storica del ghetto se si vuole risolvere veramente  la problematica di Arghillà nord  bisogna seguire quello che  dice la Sociologia Urbana e superare la  vera causa strutturale che è la concentrazione di alloggi e non i suoi effetti.

In tutto il mondo i ghetti urbani si affrontano efficacemente con la Mixitè sociale o Equa dislocazione abitativa e non con la Rigenerazione urbana perché questa  mantiene i ghetti.

Difatti le attività di rigenerazione urbana sono finalizzate a superare gli effetti della concentrazione quali il  degrado, l’evasione scolastica e la criminalità, ma non hanno mai avuto successo se non temporaneamente, perché non agiscono sulla causa ma  sugli effetti.

Mentre si è già sperimentato con altri ghetti, anche nella città di Reggio Calabria,  che  operando sulla causa,  che è la concentrazione di alloggi, eliminandola attraverso  l’equa dislocazione abitativa delle famiglie  i risultati di effettiva inclusione sociale si ottengono e sono permanenti.

Una ricerca condotta nella nostra città nel 2008,  confrontando con indicatori di inclusione sociale un gruppo di  famiglie concentrate e uno di famiglie equamente  dislocate, ha dimostrato che l’equa dislocazione abitativa produce condizioni di  inclusione sociale, mentre la concentrazione  nel ghetto causa situazioni di grave emarginazione che peggiorano progressivamente. (AAVV. I rom e l’abitare interculturale. FrancoAngeli 2008   ) .

Purtroppo le Istituzioni   continuano  a seguire per Arghillà nrd   la Politica urbana del ghetto realizzando progetti milionari di Rigenerazione urbana insieme al Terzo Settore e iniziative sicuritarie. Questi progetti  non risolvono la problematica ma  mantengono in vita il ghetto  contrastando  gli effetti della concentrazione senza ottenere  risultati .

Difatti l’Assessore Brunetti ha citato  una serie di azioni realizzate dall’Amministrazione Comunale insieme al Terzo Settore per mantenere  il ghetto e la Senatrice Minasi ha proposto un’intervento sicuritario del Ministro dell’Interno.

Il Comune ha  perfino impegnato un finanziamento di  18 milioni di euro per fare degli interventi sugli alloggi comunali di Arghillà con il programma PINQUA. Menre questo  programma , per le sue  stesse finalità, non dovrebbe essere utilizzato per mantenere il ghetto, ma per superarlo acquistando alloggi sul mercato per avviare l’equa dislocazione delle famiglie in diversi quartieri della città.

E’ chiaro che gli ingenti finanziamenti che il Comune, nei decenni ,  ha impegnato  per  mantenere  il ghetto di Arghillà nord , nell’ordine di decine di milioni di euro, hanno reso molto  conveniente la Politica del ghetto.

Difatti anche il Terzo Settore ha scelto da tempo  di investire sui progetti di Rigenerazione urbana ad Arghillà nord , perché vengono sempre approvati  ed inoltre costituiscono un “lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato”.

Nonostante la forza economica della  Politica del ghetto e della Rigenerazione urbana, nella  nostra Città è stata sviluppata  una valida alternativa che è l’ Equa Dislocazione abitativa o Mixitè sociale.

E’  stata  avviata negli anni Novanta dall’Amministrazione di  Italo Falcomatà e applicata nei decenni successivi dall’Amministrazione  Scopelliti e  dall’Amministrazione  di  Giuseppe  Falcomatà .

L’esperienza realizzata nel Comune di Reggio Calabria è stata anche replicata nel vicino Comune di Melito PS con ottimi risultati.

Questa Politica urbana , sottovalutata e considerata fallimentare solo perché in contrasto con la Politica del ghetto e la Rigenerazione urbana, costituisce invece la soluzione con la quale si potrà superare il  ghetto di Arghillà proponendo  un modello di Città aperta e non più segregata.

Auspichiamo che i candidati al  futuro governo  della Città vogliano seguire la Politica della Mixitè sociale per superare il ghetto di Arghillà nord e  gli altri ghetti presenti nel nostro territorio provinciale.

Mostra di più
Pulsante per tornare all'inizio