Reggio Calabria

Lazzaro: Ancadic “si continua a sottovalutare la pericolosità della rupe di Capo D’Armi”

scogliera capo d'armi - lazzaro

Facciamo seguito alle precedenti richieste d’intervento tra cui quella del 19 maggio 2020 di cui non si hanno notizie e con riferimento alla risposta fornita dal Ministero dell’Ambiente all’interpellanza urgente n.2-00513 dell’Onorevole Maria Tripodi con la quale si specifica tra l’altro che le attività di verifica delle situazioni di dissesto sono di competenza dell’Autorità di Bacino distrettuale, degli enti locali e della  regione Calabria da cui, peraltro dovrebbero essere formulate le richiesta di finanziamento sulla base degli elaborati  progettuali che identifichino le modalità d’intervento e quantifichino le risorse economiche necessarie.

Al riguardo invitiamo gli Enti competenti ad effettuare attività di verifica, se ancora non eseguita, che deve riguardare tutto l’intero costone in particolare dal livello del mare in su e adottare i conseguenziali provvedimenti che eliminano ogni potenziale pericolo che si continua a concretizzare con il ripetersi di crolli di porzioni di costone.

L’ANAS Gruppo FS italiane con nota del 17/9/2019 comunicava tra l’altro che era stato programmato un intervento di consolidamento del fronte franato, attraverso l’installazione di reti in aderenza a chiodature, che sarebbe stato eseguito a breve termine.

Ancora non è stato fatto. Intanto si continuano a registrare a dire di alcuni marinai dei crolli dal fronte già franato e ripetiamo che la nostra preoccupazione più grande è che questi crolli potrebbero interessare la Strada Statale SS 106 unica strada di collegamento dalla jonica e per la jonica transitata giornalmente da un elevato volume di traffico.

Atteso che il notevole tratto di arenile è intransitabile per la presenza di massi crollati che si estendono nelle acque del mare e soprattutto perché è rischioso avvinarsi sottocosta anche con imbarcazioni perché si teme che improvvisamente si possa verificare qualche importante crollo non è possibile documentare meglio lo stato dei luoghi.

In ogni modo è certo che il muro di basamento situato sul demanio marittimo al piede del costone e a protezione dello stesso non è stato ancora ripristinato a seguito del precedente crollo oggetto di segnalazione dell’ ANCADIC e del Comitato Torrente

Oliveto. Quindi continua l’azione erosiva del mare durante le mareggiate e i marosi di scirocco continuano a scavare quella parte rimasta del muro di protezione e a spaccare la muraglia che sbattendo violentemente contro la stessa e contro il muro di protezione le violente acque marine,  favorite anche dall’apertura che si è creata col precedente crollo, oltrepassando il muro di protezione potranno determinare lo scalzamento  al piede dei piloni che potrebbe portare nel tempo al crollo di quest’ultimi.

Da qui si ravvedeva l’impellente necessità d’intervenire con estrema urgenza per evitare danni peggiori e di natura irreparabile.

In merito sono stati nuovamente interessate le Istituzioni competenti financo il Governo Nazionali.

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