Politica

Nota Dario Arcieri

Il consigliere comunale chiederà al sindaco Mascaro una seduta urgente della massima assise cittadina e sottolinea di “affrontare la questione andando oltre gli steccati ideologici”

«Non possiamo assistere inermi a un problema che riguarda non solo la città di ma un intero comprensorio».
Va diritto al cuore del problema Dario Arcieri, consigliere comunale di Azione a Lamezia Terme, evidenziando le possibili, e negative, conseguenze che potrebbero riverberasi sull’ospedale Giovanni Paolo II con l’attuazione del Piano di Riorganizzazione della rete ospedaliera della Regione Calabria, già approvato nello scorso mese di luglio.
«Da quello che si apprende, pare che per il nosocomio di Lamezia non ci sia ancora nulla di assodato – aggiunge Arcieri -, ma l’incertezza e le voci che rimbalzano tra ottimismo (manterrà le strutture semplici) e visioni poco rassicuranti (verrà declassato ad ambulatorio), ci devono indurre tutti, indipendentemente dalla collocazione sugli scranni del consiglio comunale e dagli steccati politici, a remare dalla stessa parte.
La Sanità, e in particolare quella della nostra città e del suo hinterland, è questione che va affrontato spostandolo dal mero interesse settario a interesse generale da anteporre a qualsiasi appartenenza.
Noi ci auguriamo che tutto rimanga allo status quo.
In ogni caso, viste le voci discordanti delle ultime ore, meglio agire prima che avvenga ciò a cui non voglio e non posso pensare».
Tradotto: Arcieri ha in animo di chiedere al sindaco della città Paolo Mascaro la convocazione di un consiglio comunale urgente e, se possibile, aperto a tutte le forze politiche e sociali, oltre alla convocazione di una riunione dei capigruppo per affrontare con un’unanime indirizzo la vicenda.
«Senza disdegnare – conclude Arcieri – un appello al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e alle forze che siedono a Palazzo Campanella di Reggio Calabria di unirsi, nell’affrontare la problematica, alla sollecitazione di una visione generale e non di parte».

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